Adolescenza e Nuovi Media

di Micaela Ponti Guttieres

Dall’intervento per la formazione obbligatoria del personale docente tenuto presso Istituto Varrone, Rieti, © Micaela Ponti Guttieres 2018 / Immagine: Salvador Dalì, Le Metamorfosi di Narciso

In merito all’adolescenza, è importante innanzitutto distinguere tra ciò che consideriamo “fenomeno” e ciò che consideriamo “struttura”. Il fenomeno fa riferimento al sintomo, e riguarda la logica singolare, il modo particolare in cui ogni adolescente sperimenta questa complessa fase di cambiamento fisico, psicologico e sociale. La struttura invece è universale, e riguarda la pubertà come fase organico-fisiologica, che implica la differenziazione tra corpo anatomico e corpo pulsionale e sessuale. Come affermava già Freud, l’anatomia in sé stessa non è un destino, e questo è particolarmente evidente negli ultimi anni, in cui vediamo emergere sempre più spesso tra gli adolescenti questioni come l’identità di genere e l’orientamento sessuale. Questa riconfigurazione dei ruoli e dei generi socialmente consolidati è uno sconvolgimento a cui le famiglie, le istituzioni e la cultura non sono ancora preparate. Al di là di questo tema, che meriterebbe una trattazione a parte, è importante mettere a fuoco alcuni elementi alla base del disagio che spesso contraddistingue l’età adolescenziale. Uno di questi elementi, forse il più banale, è la difficoltà di genitori, insegnanti, e adulti in genere, di riconoscere nei ragazzi dei soggetti che vanno formandosi, e che rifiutando le identificazioni infantili precedenti, mettono a repentaglio anche le identificazioni che gli adulti assumevano nei loro confronti.

L’adolescenza è infatti caratterizzata dalla messa in questione della posizione infantile, e questa messa in questione può risultare tanto più problematica quanto più per l’adulto il bambino costituiva un oggetto di soddisfazione narcisistica, con cui rispondere inconsciamente a proprie mancanze, aspettative, rivendicazioni o conflitti irrisolti. L’adolescenza è l’epoca in cui per la prima volta entra in gioco il conflitto tra alienazione e separazione rispetto all’Altro. Il bambino piccolo infatti vive in adesione ai genitori, potremmo dire che è ancora “alienato” nel desiderio e nel godimento dei genitori: ciò che interessa al bambino è innanzitutto soddisfare i genitori per esserne amato, riconosciuto e accudito, e questo perché la sua stessa sopravvivenza dipende interamente da coloro che se ne prendono cura. La transizione adolescenziale consiste nell’iniziare a interrogare la posizione infantile precedentemente assunta, per potersene progressivamente separare. Si passa dunque dall’essere oggetto del desiderio e del godimento dell’Altro, all’assunzione di una propria posizione in merito al desiderio e al godimento. E’ vero, come afferma Lacan, che il desiderio è sempre il desiderio dell’Altro, e il godimento è sempre il godimento dell’Altro – nel senso che per Lacan la soggettività stessa è il prodotto dell’inscrizione da parte di un’alterità radicale – quella del linguaggio, tuttavia è proprio nell’adolescenza che si apre il campo di quell’insondabile scelta soggettiva – come la definisce Freud, che sarà il fondamento della strutturazione psichica dell’adulto. La psicoanalisi non è stata certo la prima ad accorgersi dell’importanza della transizione adolescenziale. Praticamente in tutte le tradizioni del mondo il passaggio dall’infanzia all’età adulta è caratterizzato da riti di passaggio, prove di morte e di sopravvivenza, che impongono all’individuo di abbandonare la condizione precedente per entrare a pieno titolo nella comunità degli adulti. I riti di iniziazione, che comportano l’uscita da un vecchio status in funzione dell’entrata in uno status nuovo, sono presenti in quasi tutti i gruppi culturali, e sono pratiche simboliche attraverso cui l’individuo viene introdotto in una comunità conquistandosi uno specifico ruolo, spesso legato al genere sessuale.

La cultura occidentale ha in qualche modo “normalizzato” questi passaggi di status, ma tale apparente normalizzazione sottovaluta la drammaticità insita nella transizione stessa. L’adolescenza implica una completa riorganizzazione sia psico-fisica che affettiva, simbolica e sociale, e dunque essendo intrinsecamente drammatica, è spesso azzardato giudicare in senso patologico i modi in cui si esprime. In linea molto generale, possiamo dire che dal punto di vista psicoanalitico la patologia consiste nell’esclusiva separazione o nell’esclusiva alienazione del soggetto rispetto all’Altro. In quest’ottica, possiamo distinguere due macro-versanti attraverso cui un adolescente può risponde al conflitto tra alienazione e separazione: 1) Il versante dell’angoscia, che è dal lato della separazione, nel senso che esplicita una radicale discordanza tra la domanda dell’Altro e il desiderio inconscio del soggetto 2) Il versante della regressione, che è invece dal lato dell’alienazione, cioè del tentativo di mantenere o ripristinare uno stato di cose precedente, infantile, per continuare a soddisfare la domanda dell’Altro. La ribellione tipica dell’adolescenza, a sua volta ha la funzione di una messa alla prova dell’Altro, per verificare se l’Altro è ancora disposto, nonostante tutto, a riconoscere e amare il nuovo individuo che va formandosi. La depressione infatti, può sì avere a che fare con una regressione all’alienazione infantile che lascia trionfare la domanda dell’Altro sul desiderio del soggetto, ma anche con l’impossibilità della costruzione di identificazioni ideali e con il sentimento di impossibilità della testimonianza.

I NUOVI MEDIA

Parlando delle nuove forme di disagio, non possiamo non prendere seriamente in considerazione gli effetti dei nuovi media. Non tanto per i contenuti che veicolano, ma per gli effetti stessi che il medium produce. L’onnipresenza di internet da smartphone, ad esempio, incentiva una soddisfazione “tutto e subito”, dove c’è al contempo immediatezza del sapere e immediatezza dell’altro, che abolisce ogni dimensione della ricerca e dell’attesa. Non è mia mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, che ovviamente hanno delle straordinarie potenzialità a livello di comunicazione, di informazione, e di democrazia, ma ritengo importante riconoscere che, specialmente per i cosiddetti nativi digitali, queste tecnologie non sono soltanto delle facilitazioni. Esse assumono lo statuto di vere e proprie protesi psico-fisiche, che stanno completamente riconfigurando le logiche di identificazione, di relazione e di comunicazione, con conseguenze antropologiche e sociologiche del tutto imprevedibili. Le generazioni di nativi digitali incontrano come dato di fatto tre principali condizioni, che le generazioni precedenti hanno incontrato solo da adulti: 1) La deriva e il brancolamento, per l’assenza di confini e di parametri di giudizio del mondo di internet 2) la saturazione del sapere e dell’altro, per la totale e simultanea accessibilità di qualsiasi informazione e di qualsiasi interlocutore 3) l’ipnotizzazione narcisistica di un riconoscimento immaginario, con tutto ciò che comporta la dimensione del social network a livello di rappresentazione del sé e dei legami umani, e con il relativo annichilimento della dimensione sensibile e corporea. Gli effetti antropologici dei nuovi media ci obbligano quindi a pensare nuovi modi con cui affrontare nuovi sintomi, e a interrogare il senso di sintomi apparentemente classici che però hanno cambiato funzione. Riguardo alla dimensione del corpo, ad esempio, oltre ai “classici” tatuaggi e piercing, negli adolescenti vediamo diffondersi manipolazioni corporee anche chirurgiche già in giovanissima età. Anche queste pratiche hanno antecedenti nelle tradizioni tribali di moltissime culture, ma nel nostro contesto storico assumono un senso completamente diverso: non simboleggiano l’appartenenza a un gruppo o il ruolo sociale dell’individuo, bensì dei tentativi, perlopiù inefficaci, di riappropriarsi di un corpo percepito anonimo o di omologarlo a un’immagine stereotipata trasmessa dai media.

Fenomeni di cutting e autolesionismo, per delimitare i confini di un corpo che si sente troppo oppure al contrario, per sentire qualcosa, fosse anche dolore, in un corpo anestetizzato, che non sente niente. Dal punto di vista relazionale, cinismo, arroganza e consumo narcisistico delle relazioni sono manifestazioni del sentimento che tutto è già stato scoperto, che non esiste più nulla di unico e insostituibile. Secondo la logica consumistica in cui siamo attualmente immersi, tutto è immediatamente sostituibile con oggetti migliori, per la propria soddisfazione narcisistica. Ma il rovescio speculare di questa totale e immediata sostituibilità dell’altro per il soggetto, è la totale e immediata sostituibilità del soggetto per l’altro. I sintomi contemporanei hanno questa caratteristica di perdita del valore attribuito ai legami in favore del godimento offerto dagli oggetti.

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