L’Altra Scena. Workshop aperti di creazione teatrale

Condotti da Micaela Ponti Guttieres

“Che ci si dia soltanto la pena di praticare la poesia.
Quest’estate le rose sono azzurre; il bosco è vetro. La terra drappeggiata nelle sue fronde mi fa tanto poco effetto come un fantasma.
Vivere e cessare di vivere, sono soluzioni immaginarie.
L’esistenza è altrove”.
André Breton

Partiamo da una condizione di ignoranza. O meglio, consapevoli che questa condizione sia utopistica, ci muoviamo nella direzione del domandare e dell’interrogare ciò che si crede di sapere. Tentiamo di creare le condizioni minime per far emergere quel dislivello tra percezione e coscienza, tra azione e significazione, che generalmente passa inosservato. Agire sulla scena implica una distanza, una separazione che, prima ancora che tra attore e spettatore, si manifesta nell’attore stesso, nello scarto tra corpo e pensiero, tra azione e parola, tra necessità e impossibilità. Vocazione dell’attore è frequentare questa distanza, comunicare con questo enigma, farsi testimone di quell’Altra Scenadove sono ancora in gioco tutte le possibilità del rappresentare, e di conseguenza dell’essere.

Il laboratorio permanente nasce nell’autunno 2017 dal niente, o forse, – che è la stessa cosa, da un troppo. Da un’esigenza di lavorare sull’umano e le sue rappresentazioni. Orfano per vocazione, non trova la sua collocazione né nell’iper-satura società dello spettacolo, né nell’autoreferenzialità dei cosiddetti ambienti intellettuali. 

Nasce degenere, poiché rifiuta le definizioni consolidate dei generi e si arrischia a utilizzare mezzi e a produrre effetti imprevedibili, senza garanzie, fedele soltanto al significato originario del termine “teatro”, ovvero “luogo destinato allo sguardo”, con la stessa radice etimologica – thayma”- “meraviglia”. Un non-luogo di un non-sapere, per lavorare alle condizioni di possibilità della visione.

Nasce povero e vuole restarlo, perché nella povertà del “quasi niente” trova la luminosità dell’essenziale: di un gesto, di una parola, di un suono, di un’immagine, di un incontro. C’è bisogno di molto vuoto intorno per far brillare una cosa. Questo laboratorio è innanzitutto un lavoro a togliere, nella consapevolezza che chi vuole creare deve prima imparare a distruggere.

Nasce sovversivo, perché sovversiva è la funzione del teatro, fin dalle sue origini dionisiache e pre-tragiche. Il teatro deve destabilizzare il centro, spostare il punto di vista, mostrare l’Altra Scena, produrre un cambiamento dello sguardo, che significa cambiamento del mondo.

Non è psicologico, perché se c’è qualcosa che la psicoanalisi mostra, è che il massimamente intimo è il massimamente esteriore, che l’inconscio è l’Altro, che il contenuto è la forma. Per questo è un lavoro radicalmente estetico. Forma e materia sono la nostra legge; e l’anima, qualunque cosa sia, sgorga da ciò che esse ci offrono come sovrappiù, quando le sappiamo ricevere.

E’ un’operazione di resistenza. Rispetto ad ogni sorta di ostacolo pratico, personale, collettivo. Rispetto alle impasse e alle difficoltà di chi lo compone, che sono la fonte e il cuore pulsante del lavoro. Rispetto a un discorso sociale che riduce l’umano a strumento di produzione economica e la bellezza a prodotto commerciale. Invoca un teatro contro lo spettacolo e in soccorso della poesia. Ama la parola “nonostante” e tenta di farne la sua chiave.

E’ un artigianato di impossibili: un esercizio permanente a tenere insieme il riso e il pianto, il sogno e l’errore, la mancanza e l’eccesso, la forma e l’informe. Consapevole, nell’irriducibile pluralità dei segni, che saperci fare con l’impossibile sia il compito di qualsiasi arte che sia realmente in rapporto con la vita.

Strumenti e pratiche

I meccanismi della rappresentazione onirica per la costruzione di scene: Condensazione, Spostamento, Drammatizzazione, Simbolizzazione, Rappresentazione per l’opposto. Pratiche della percezione e memorie sensoriali. Sperimentazioni sullo spazio: figura-sfondo, la drammaturgia dell’immagine. Sperimentazioni sul tempo: il momento opportuno (kairos), la drammaturgia dell’azione. Lavoro del corpo: immaginario, simbolico, reale. Indagini sul gesto, l’azione, l’atto. Utilizzo di voce e sguardo quali “oggetti staccati”. Ambiguità dell’identità: maschere, doppi, mimetismi, metamorfosi. Lavoro sulla coralità: vocale, fisica, gestuale, visiva. Ricerca musicale del movimento, del suono, della parola. Studio teatrale di alcuni testi letterari, filosofici, drammatici, poetici

ARCHIVIO WORKSHOP

Sabato 21 e Domenica 22 Dicembre 2019 ore 14-19 presso Teatro Manhattan, Via del Boschetto n.48, (zona Monti), Roma


Giovedi 30 Maggio e Giovedi 6 Giugno 2019 ore 10-14 presso Matemù, Via Vittorio Amedeo II n.14,  (zona Manzoni), Roma

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