SKIA. Summer School di Estetica e Psicoanalisi

A cura di Mario Ajazzi Mancini, Matteo Bonazzi, Silvia Vizzardelli

In convenzione con
Università di Verona, Università della Calabria, Università di Milano-Bicocca, Kantoratelier, OT/Orbis Tertius, Aisthesis

Per informazioni: Email skiasummerschool@gmail.com

Edizione 2020 “LA VERTIGINE DELL’OPERA

9-13 Settembre 2020 (BANDO SOSPESO CAUSA COVID)
Milano, Casa degli artisti, Via Tommaso da Cazzaniga 89/A

Siamo abituati, da una lunga tradizione, ad associare l’esperienza creativa e la produzione d’opera a uno slancio della vita, a una spinta immaginativa in ascesa, capace di farci planare sul paesaggio reale, a una forma pura di felicità. Il tema che abbiamo scelto per la seconda edizione di SKIA-Summer School 2020 vuole provare a discutere questo paradigma, addirittura sovvertendolo. Potremmo allora pensare all’opera come al risultato di una vertigine, di una decreazione, di una caduta. Se così fosse, l’artista sarebbe impegnato non tanto in una intensificazione del movimento vitale e affettivo, bensì in una sorta di cedimento, abbandono, perdita, rilascio. Il dialogo dell’estetica con la psicoanalisi ci porta molto vicino a questo momento di cedevolezza, in cui la riuscita convive con la perdita, la soddisfazione con l’angoscia, la vita con la morte. Accostare la vertigine dell’opera significa mettere in discussione la logica opposizionale della filosofia occidentale. Pensiamo alla relazione successo/fallimento, euforia/disforia. Non c’è vertigine se ci si protegge dal baratro o se ci si trova nel baratro: la vertigine è l’esperienza di un lasciarsi andare affermativo, di una morte con la complicità della vita, dello sgomento (Bestürzung) di “una cosa felice” che cade, per dirla con Rilke. Lacan ha colto mirabilmente il nodo che tiene insieme l’opera, la soddisfazione, il godimento, la caduta, l’angoscia in questo passo del Seminario X (1962-63):

“Quanto all’orgasmo, esso ha un rapporto essenziale con la funzione che definiamo come la caduta del più reale del soggetto. Coloro che qui hanno un’esperienza come analisti non ne hanno forse avuto la testimonianza più di una volta? Quante volte vi sarà stato detto che un soggetto ha avuto, non dico necessariamente il primo, ma uno dei suoi primi orgasmi nel momento in cui doveva consegnare in tutta fretta un compito in classe, un tema o un disegno da terminare rapidamente? E poi, che cosa si raccoglie? La sua opera, quello che essenzialmente ci si aspettava da lui. Devono strappargli qualcosa. Vengono ritirati i compiti. In quel preciso momento, egli eiacula. Eiacula all’apice dell’angoscia”.

Il soggetto, come ogni artista, si trova qui a fare esperienza di una vertigine produttiva all’apice dell’angoscia, al termine di una tentazione, e sperimenta, nello stesso momento, una condizione di soddisfazione, una pulsione mortifera che lo conduce a lasciarsi cadere come resto di sé stesso, e la forza rigenerativa della creazione d’opera.

Organizzazione
5 giornate così suddivise:
Mattina 9-13: lezioni condotte da due relatori per mattinata
Pranzo
Pomeriggio 15-18: laboratori, interviste ad artisti, conferenze
Cena
Sera ore 21: concerti, performance

Si chiederà a tutti i relatori di rimanere con noi e con gli iscritti alla Scuola possibilmente per l’intera durata della Summer School. Come per la passata edizione, la Summer School di quest’anno ha lo scopo di costituire una piccola comunità di studiosi, ricercatori, artisti, studenti, riuniti per cinque giorni in un luogo-cripta, appartato e pieno di risonanze, per riflettere insieme sul tema della vertigine dell’opera.

SKIA 2019 “LA SCRITTURA DEL FANTASMA”