Horror Pleni

Siamo in contatto con troppe persone di cui ci importa troppo poco. Si pecca di ottimismo a credere che questo dramma resti limitato al virtuale: la mente è una, è plastica ed estende rapidamente a tutti i campi della vita i processi a cui si abitua.

Più scelte si crede di avere, meno si è capaci di decidere, e si finisce col circondarsi di informazioni, cose, e persone che non interessano, che non si desiderano, che non si stimano (ah, la stima, questo sentimento in via di estinzione, sopraffatto dall’invidia e dalla gelosia).

Lo stesso vale per la cosiddetta informazione. Si è troppo saturi di nozioni che non ci premono, e non sapendo più selezionare quel che conta per noi, si finisce col togliere valore a tutto e negare realtà al reale.

La tristezza di questo detrimento umano e cognitivo è palese. La quantità di energie spese ogni giorno per rendere desiderabile la propria immagine tradisce la concezione di essere sostanzialmente ridotti a merce, ad oggetti superflui che chiedono di essere acquistati, esattamente come qualsiasi altro prodotto pubblicitario.

(Non si pubblicizzano il sole, l’ossigeno, la bellezza, ecc…, perché sono cose universalmente necessarie, – così come lo sarebbero gli esseri umani per i loro simili. Solo quel che si sa essere superfluo e si vuole vendere instillando finti bisogni deve venire pubblicizzato).

Il narcisismo non è mai felice, – ché ché ne dicano gli psicologanti da giornaletto – il narcisismo è sempre una ferita, ma il narcisismo della nostra epoca è di una melanconia infinita, perché è reciproco.

Rappresentanti Folletto del vostro io ideale, nessuno vi acquista, nessuno vi desidera, perché tutti gli altri sono accecati esattamente come voi dalla compulsione di essere desiderabili per qualcuno.

Si può morire di sete nel deserto, ma quella sarebbe una morte innocente. Morire di sete in mezzo all’oceano è la più beffarda delle solitudini.

Ci si salva, forse, solo rompendo gli specchi, dimenticando sé stessi – “spuntandosi in faccia ogni mattina” come auspicava C. B., scegliendo con rigore impietoso quel che merita attenzione.

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