Corpo Teatro Inconscio. Incontri tra Psicoanalisi e Arti Performative

Sabato 30 Settembre, 28 Ottobre, 2 Dicembre 2017 ore 10-13 presso Università Roma Tre, Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo Via Ostiense n. 234, Aula Verra, piano terra

In collaborazione con Jonas Roma, con il patrocinio del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e spettacolo dell’Università Roma Tre

Coordinano gli incontri

Arturo Mazzarella, docente di Letterature Comparate, Università Roma Tre, Micaela Ponti Guttieres, psicologa, artista

Il mio corpo è subito teatro perché la sua stessa presenza è duplice – lui fuori o davanti, ed io dentro o dietro (in effetti da nessuna parte). Ogni presenza si sdoppia per presentarsi, e il teatro è tanto antico e quasi altrettanto diffuso quanto il corpo parlante” J. L. Nancy

Il rapporto fra corpo e teatro è oggetto di indagine sia della psicoanalisi che delle arti performative, e filosoficamente ci rimanda al rapporto originario fra presenza e rappresentazione. Da qualunque prospettiva lo si affronti, il legame fra corpo e teatro è inaggirabile: se un corpo esiste, esiste sempre “teatralmente”, ovvero come messa in scena di un corpo o in un corpo. Se tradizionalmente il corpo è inteso come funzione biologica, nuda vita, sensibilità non-discorsiva, d’altro canto esso si presenta sempre all’esperienza come raddoppiamento, discordanza e separazione. Riconoscere nel corpo umano una dimensione costitutivamente discordante, e dunque non riducibile alla funzione adattiva del bios, è la sovversione introdotta da Freud e radicalizzata successivamente da Lacan. Nell’esperienza clinica, il rapporto tra corpo e teatro produce sia effetti di senso, che prendono la via della metafora – è questo il caso dei sintomi di conversione e delle somatizzazioni isteriche – , che effetti fuori-senso, dell’ordine dell’olofrasi – come nei sintomi somatici e nei cosiddetti “fenomeni di corpo”. Se in un primo tempo Lacan si concentra sulla costituzione narcisistica del corpo, cioè sull’importanza della funzione dello specchio nel condurre l’esperienza originariamente frammentaria del corpo verso un’immagine unitaria, l’ultimo Lacan ci ricorda che qualunque effetto di unificazione non elimina la fondamentale estraneità che abita l’intimità stessa del corpo. 

Il corpo, oltre a essere oggetto immaginario e simbolico, è innanzitutto carne abitata dal reale della pulsione, dalle intensità di un godimento singolare che eccede la sua rappresentazione. A partire dalla prima metà del Novecento e in particolare con l’opera di Antonin Artaud, il teatro e le arti performative si sono via via emancipate dal predominio del testo letterario, dando sempre più spazio al corpo dell’attore come questione autonoma di interrogazione. Il corpo a teatro emerge oggi non più soltanto a servizio della psicologia del personaggio, ma nella sua propria enigmaticità, nelle sue qualità carnali e traumatiche, come teatro di quell’Altra Scena – quella dell’inconscio, dove sono ancora in gioco tutte le possibilità del rappresentare, e di conseguenza dell’essere.

PROGRAMMA DEI SEMINARI

SABATO 30 SETTEMBRE

MATTEO BONAZZI: Dottore di ricerca in filosofia, psicologo clinico, membro di OT/Orbis Tertius e partecipante della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, svolge attività di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, insegna al CISA di Lugano e alla Sezione Clinica dell’Istituto freudiano di Milano

Il mistero del corpo parlante e il teatro dell’inconscio: La psicoanalisi si apre con la scoperta freudiana dell’inconscio che presuppone due coordinate simboliche fondamentali: l’ipotesi che il corpo parli, senza saperlo; la possibilità di leggerne la cifratura inconscia. Entra così in scena lo Spra- chleib, un corpo parlante che segnerà profondamente la storia del pensiero, dell’arte e della rappresentazione. Il soggetto al centro è l’isterica, il cui teatro, la cui messa in scena, svela poco alla volta, all’ascolto di Freud, i segreti della logica inconscia. Quasi un secolo più tardi, Lacan recupera l’espressione “corpo parlante” per ricordarci che in realtà, nono- stante tutto il sapere sull’inconscio che l’esperienza psicoanalitica ha raccolto, resta per noi ancora un mistero. Da qui prende corpo il desiderio dell’analista nell’orientare la sua pratica sulle tracce di quel reale, occulto e misterioso, dal quale bisogna lasciarsi ingannare, senza crederci, perché l’inconscio, come evento, possa accadere fuori scena.

SERGIO BENVENUTO: Psicoanalista, filosofo e scrittore italiano. Già Primo Ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizio- ne (ISTC) del CNR a Roma. Professor Emeritus di Psicoanalisi presso l’Istituto Internazionale di Psicologia del Profon- do di Kiev (gemellata all’Università di Nizza). Ha fondato (nel 1995) e diretto l’European Journal of Psychoanalysis

Teatro di donne mille anni fa. Roswita Di Gandersheim: Analizzerò alcune delle sei commedie di Roswita, la maggiore scrittrice drammatica del Medio Evo. Al centro di questo teatro c’è il corpo della donna e un ideale di sua sottrazione al rapporto sessuale. Nell’oscillazione tra la prostituta e la santa, si delinea un ideale di donna che chiamerei “donnista” molto distante da quello femminista.

CESARE PIETROIUSTI: Artista e docente, laureato in Medicina con tesi in Clinica Psichiatrica, è co-fondatore del Centro Studi Jartrakor, Roma (1977) e della Rivista di Psicologia dell’Arte (1979). E’ docente di Laboratorio Arti Visive presso lo Iuav, Venezia (2004) e MFA Faculty presso LUCAD (Lesley University, Boston, 2009)

Giovinezza. Bellezza. Vincere. Volontà: L’intervento cercherà di parlare della polarità che, in una performance, si può manifestare tra un determinato contenuto espresso e l’emersione di agglomerati di senso che sembrano contraddirlo. Errori, effetti collaterali, interventi esterni disturbanti possono rappresentare gli operatori effettuali di tale emersione. In alcuni casi può essere proprio una certa condizione del corpo, ovvero una sua trasformazione, a rendere evidente la differenza fra i due piani, e la possibilità dell’opera di metterli in tensione.

SABATO 28 OTTOBRE

FRANCO LOLLI: Psicoterapeuta, psicoanalista, membro del consiglio direttivo Jonas, docente IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata), direttore scientifico dello CSeRIM (Centro Studi e Ricerca sull’Insufficienza Mentale). Supervisore clinico presso numerose strutture pubbliche e private.

La solitudine del corpo: Parlo con il mio corpo”, afferma Lacan nel seminario XX: “e senza saperlo”, aggiunge immediatamente dopo. Dunque, è attraverso il corpo che qualcosa parla nel soggetto, a sua insaputa. Non è il corpo a parlare – come sostiene un’ingenua visione psicologica – ma è mediante il corpo che qualcosa parla. Qualcosa che – specifica Lacan poco oltre – “ha a che fare con la solitudine”. Dunque, il corpo è il teatro di una parola, imprigionata però, per certi versi, in una dimensione autoreferenziale. Si tratta, allora, di interrogare questo duplice statuto del corpo, strumento della parola e luogo di una ‘messa in scena’, da un lato, manifestazione della radicalità di una solitudine insuperabile, dall’altro.

IGOR PELGREFFI: Dottore di ricerca in filosofia, collabora con l’Università di Verona e insegna negli istituti superiori di secondo grado. Collabora con «Doppiozero», «Lo sguardo» e con «Kainós», di cui è redattore e per le cui edizioni codirige la collana «Estetica e teoria delle arti»

Teatro e automatismo: L’intervento intende approfondire la questione del gesto dell’attore o del performer, considerandolo nella sua complessità: da un lato, in quanto campo di memoria, ripetizione e automatismo, dall’altro in quanto possibilità di variazione dello schema motorio appreso mediante esercizio, nel training. Ripercorrendo allora alcuni riferimenti teorici, fra cui Il para- dosso sull’attore in Diderot e Il lavoro dell’attore su se stesso di Stanislavskij, si tenterà di riflettere sullo statuto ambi- guo del gesto attoriale, continuamente ricompreso tra attività e passività, tra volontario e involontario, tra artificiale e naturale. Ci si soffermerà quindi sul ruolo dei processi di apprendimento degli automatismi, chiamando in causa la nozione di inconscio corporeo e quella di abitudine, quest’ultima con riferimento alla Fenomenologia della percezione di Merleau-Ponty. Si tenterà infine una generalizzazione filosofica delle questioni emerse, ipotizzando che esse siano estendibili dal campo teatrale in senso stretto a quello dell’esistenza singolare e collettiva.

SILVIA VIZZARDELLI: Docente di Estetica e Filosofia della musica presso il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università della Calabria. Fa parte del comitato scientifico della collana Estetica e critica (Quodlibet), è membro della Società Italiana di Estetica (SIE) e del Centro Studi Filosofia e Psicoanalisi e Presidente Scientifico di Aisthesis

Per una teoria del gesto: tra estetica e psicoanalisi: Da più parti in questi ultimi anni la riflessione estetica sembra insistere sull’inoperosità del gesto artistico. Il gesto artistico sarebbe assimilabile al gioco, al tic, a una danza universale e si emanciperebbe da qualsiasi relazione al fine, divenendo puro mezzo. Mi riferisco in particolare alle recenti teorizzazioni di Agamben (Karman) e di Ranciére (Aisthesis). E’ possibile una alternativa teorica a questo monopolio dell’inoperosità, che sappia vedere il carattere tragico, definitivo, finale del gesto artistico? Ritengo che il dialogo dell’estetica con la psicoanalisi lacaniana ci aiuti a individuare questa alternativa.

SABATO 2 DICEMBRE

ALEX PAGLIARDINI: Psicoanalista, responsabile del Centro Jonas Roma (Centro di clinica psicoanalitica dei nuovi sintomi), membro Alipsi (Associazione Lacaniana Italiana di psicoanalisi), docente IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata) e co-fondatore di Aisthesis

Farsi un corpo: Il farsi del corpo è l’osso ed è l’orizzonte sia di quella pratica che siamo soliti chiamare psicoanalisi, sia di quella pratica che siamo soliti chiamare arte. Le differenze del come del farsi del corpo tra le due pratiche e interne alla varie declinazioni di ciascuna sarà l’asse del mio intervento.

FELICE CIMATTI: Filosofo, docente di Filosofia della comunicazione, Semiotica e teoria dell’argomentazione, Teoria della mente e Filoso- fia italiana contemporanea all’Università della Calabria ad Arcavacata di Rende. È condirettore della Rivista Italiana di Filosofia del Linguaggio. È uno dei conduttori del programma radiofonico Fahrenheit, su Rai Radio 3.

Né vivo né morto, il corpo: La difficoltà di pensare il corpo consiste nel fatto che ogni rappresentazione del “corpo” ne perde la sua radicale inde- terminazione. Mentre invece il corpo è proprio questa indeterminazione. Il corpo non è né l’esecutore dei progetti della mente (il corpo cognitivo), né quello incarnato (corpo fenomenologico), ma nemmeno quello spontaneo e irrazionale (corpo vitalistico). Il reale del corpo è indeterminazione.

PIETRO FAIELLA: Attore, autore, e regista ha lavorato in cinema e teatro con figure quali Massimo Castri, Roberto Guicciardini, Giorgio Albertazzi, Carlo Giuffrè, Franco Brocani, Fiorella Infascelli, Michele Soavi, Luigi di Gianni, Aureliano Amadei, Ascanio Celestini, Andrea Molaioli

Corpo a corpo con la lingua. Psicopatologia dell’attore: Una ricognizione dell’esperienza teatrale attraverso il rapporto dell’attore con il testo, nella prospettiva della corporeità della parola e della (in)dicibilità del corpo.

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