Lo Sguardo e la Voce. Incontri tra Estetica e Psicoanalisi

Da Gennaio a Marzo 2017 presso Fondazione Caritro e Atelier Roda Rummet, Trento 

In collaborazione con Jonas Trento

Secondo Lacan, lo sguardo e la voce interrogano qualcosa di fondamentale in merito alla percezione e al suo rapporto con il soggetto. Ogni percezione, lungi dall’essere una risposta automatica dell’organismo agli stimoli esterni, si configura come già strutturata, come già inserita nel campo simbolico dell’alterità. Dal punto di vista psicoanalitico, la voce e lo sguardo condividono molte caratteristiche degli oggetti pulsionali indicati da Freud. Come questi ultimi, anche la voce e lo sguardo si situano in un registro che eccede sia l’anatomo-fisiologia corporea che le logiche del linguaggio. Lo sguardo e la voce si presentano come oggetti staccati, che implicano cioè un’esperienza di tipo separativo che si gioca tra pieno e vuoto, tra interno ed esterno, tra soggetto e Altro. Per comprendere ciò che l’arte può insegnare alla psicoanalisi in merito alla natura del proprio oggetto, è necessario situare l’esperienza estetica in una dimensione che non sia ingenuamente pre-linguistica, ma al contrario, che renda conto di una temporalità di tipo regressivo. Se l’esperienza estetica non è riducibile alle logiche del discorso, è perché essa, pur situandosi all’interno della cornice simbolica, fa sempre segno a un al di là del linguaggio, a un’eccedenza esclusa dalla presa significante. Lacan giunge a formulare la logica dello sguardo nella sua esperienza clinica con le psicosi.

Allo stesso modo in cui il soggetto del linguaggio è un effetto del significante, il soggetto della visione è un effetto dello sguardo. Tale formulazione deriva principalmente dall’analisi dei fenomeni allucinatori: se per la psichiatria classica le allucinazioni consistono in un’alterazione soggettiva che produce percezioni senza oggetto, Lacan rovescia tale assunto, proponendo invece che l’alterazione del campo percettivo produca una percezione senza soggetto. Questa inversione viene chiarita da Lacan nel Seminario XI attraverso la nozione di funzione quadro. L’incontro reso possibile dalla funzione quadro consiste in un’inversione della tradizionale concezione epistemologica, tale per cui non è il soggetto a contemplare l’opera, ma l’esteriorità dell’opera ad afferrare il soggetto, a “fotografarlo” come oggetto, facendo di lui una macchia che lo rivela consegnato allo sguardo dell’alterità, a un essere guardati che precede la padronanza immaginaria della visione. Per Lacan c’è opera d’arte, e dunque funzione quadro, solo quando c’è l’incontro con qualcosa che buca, che fa macchia rispetto alle logiche di identificazione dello spettatore. La voce è il punto topologico che collega il corpo al linguaggio, la presenza all’assenza, il soggetto all’Altro. Ma questo collegamento avviene in maniera paradossale, in quanto la voce non sembra appartenere propriamente anessuna delle due polarità. Anche in questo caso è lo studio delle psicosi ad aprire la strada, con l’esperienza delle allucinazioni acustiche caratteristiche della schizofrenia. Più che confermare la presenza del corpo da cui promana, l’oggetto-voce sembra costituirsi come un secondo corpo che vivifica la propria energia soltanto attraverso la separazione.  A partire dal Seminario XX, Lacan conia il termine lalangue per indicare la dimensione pre-verbale della voce, l’impasto materico del significante con le percezioni prodotte nel corpo a corpo materno. In questa dimensione pulsionale della voce non è determinante la significazione che essa produce, ma i suoi effetti di intaccamento affettivo e corporeo, le particolarità materiche, fonematiche dell’enunciazione. La voce come oggetto si situa dunque al di là della funzione di supporto della parola, e tuttavia, in quanto estraneità interna al proprio corpo (estimità), dice qualcosa del modo singolare in cui l’alterità del linguaggio inscrive l’essere parlante.

PROGRAMMA DEGLI INCONTRI

Sabato 28 Gennaio 2017

ore 15-17 LABORATORIO Laura PigozziLa voce come legame. Il timbro blu. Laboratorio di creatività vocale e tecnica dell’improvvisazione

ore 17.30 – 19.30 SEMINARIO Laura Pigozzi (psicoanalista e insegnante di canto): Voce, godimento, sublimazione

Sabato 18 Febbraio 2017

ore 15-17 LABORATORIO – Michela Embriaco (attrice Multiverso teatro): Voce e narrazione

ore 17.30-19.30 SEMINARIO Silvia Vizzardelli (Università di Calabria, Aisthesis): La voce: gorgo e mimetismo tra Caillois e Lacan

Sabato 4 Marzo 2017

ore 15-17 LABORATORIO – Micaela Ponti Guttieres (Aisthesis): Videor ut video. Sulla reversibilità dello sguardo (1° incontro)

ore 17.30-19.30 SEMINARIO Arturo Mazzarella (Università Roma 3): Tra le macchie dello sguardo. Dallo scacco del godimento visivo all’incontro con il Reale

Sabato 18 Marzo 2017

ore 15-17 LABORATORIO Micaela Ponti Guttieres (Aisthesis): Videor ut video. Sulla reversibilità dello sguardo (2° incontro)

ore 17.30-19.30 SEMINARIO Carlo Serra (Università di Calabria): Perché lo sguardo non è (solo) un dispositivo

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