SKIA 2023 Partiture dell’inconscio

SKIA 2023 Summer School di Estetica e Psicoanalisi

Partiture dell’inconscio

6-10 Settembre 2023

c/o Neuromed, Pozzilli (IS)

A cura di Mario Ajazzi Mancini, Matteo Bonazzi, Silvia Vizzardelli

ISCRIZIONI ENTRO L’8 LUGLIO AL LINK

“Io non sono un poeta, ma un poema.
Un poema che si scrive malgrado abbia l’aria di essere un soggetto.”

Jacques Lacan, Prefazione all’edizione inglese del Seminario XI

La scoperta freudiana dell’inconscio ci rivela a noi stessi come portatori di una trama inconscia di cui appunto non siamo consapevoli e che però orienta e decide delle nostre vite. Al saper-di-sé (autocoscienza) fa seguito il “tessuto reale” che trama delle nostre vite, “spingendoci di qua e di là”, come diceva Lacan. Riscoprirlo in prima persona ha un effetto spesso spaesante: significa ri-partire, incontrare nella vita una seconda nascita che viene a segnare una scansione, una discontinuità, aprendo a una sorta di “generazione spontanea”.

La partitura dell’inconscio è generativa: un testo scritto che non ha fuori se non quel che tra le righe, tra i suoi tracciati che solcano il nostro corpo parlante, continuamente evoca lo scarto generativo di una nota impossibile da suonare eppure capace proprio per questo di risuonare in tutte le altre. Generare, nella vita come nell’arte, è lasciar che l’opera, di cui questa nota tenuta/perduta è la matrice, possa staccarsi, prendere distanza da noi e così aver luogo. Tra l’atto e l’opera, la partizione dei gesti e delle scritture fa ac-cadere di continuo la generazione spontanea che ci contraddistingue. Spontanea perché al contempo mediata e immediata: mediata nella sua in-finita anticipazione, nell’esercizio preparatorio, nello studio; immediata nel punto di stacco che la fa cadere aprendo una discontinuità generativa e contagiosa.

“Io sono là dove posso essere interpretato”, scriveva il pragmatista americano Charles Sanders Peirce. Nella vita come nell’esperienza estetica, la riuscita avviene proprio qui in mezzo, tra il soggetto che siamo, o che abbiamo l’aria di essere, e il poema che ci precede sempre e sa già prima quel che arriveremo a decidere. Qui in mezzo, l’inconscio ripartisce le nostre vite su più binari secondo un parallelismo paradossalmente chiasmatico.  Sullo spartito dell’inconscio, contingenza e necessità si conscrivono e si rovesciano continuamente l’una nell’altra. Non c’è determinismo, se non quello di un “è scritto” che ha la qualità dell’atto d’amore. Non c’è libertà, se non quella di un “così io volli che fosse” annodato alla causa inconscia che ci sostiene proprio nel punto della nostra ripetizione cieca. Eseguire la partitura inconscia significa fare della contingenza assoluta di cui siamo figli la necessità che ci contraddistingue.

Emblematiche, da questo punto di vista, sono l’esperienza del traduttore come quella dell’interprete. Il primo si trova a fare i conti con l’impossibilità di riscrivere quel che è stato detto in una lingua in un’altra che non ne sa nulla: “ogni traduzione è solo un modo provvisorio di confrontarsi con l’estraneità della lingua”, scriveva Walter Benjamin (Il compito del traduttore). In mezzo, sul crinale di questa impossibilità, scorre la partitura che si tratta di (e)seguire, nel senso propriamente musicale del termine. Si traduce sempre quel che non è stato scritto e che dunque si tratta di interpretare: seguire ed eseguire. Così per il secondo, l’interprete, che deve mettere il proprio corpo a servizio di un testo che parla la lingua dell’Altro, come Lacan ricorda a ogni attore che sia in procinto di recitare Amleto. Ma è soltanto così, diventando attori del nostro stesso personaggio che possiamo sintonizzarci, eticamente, su quel che al contempo abbiamo di più intimo e di più stranianteLa partitura inconscia è la lingua dell’Altro che parla in me al di là di me e al contempo la mia lingua, ciò che ho di più intimo, che dice di me al di là di me. Essere attori di noi stessi significa incarnarla e metterla in scena, come se fosse la lingua di un altro.

Filosofo, psicoanalista, attore, traduttore, musicista, scrittore: sono tutte “figure” di questo interprete della partitura dell’inconscio che è chiamato a concedere la sua stessa partizione intima affinché vi sia ri-uscita, nell’opera come nella vita. È un’arte, questa, che ha da mostrare il proprio saperci-fare, perché lo spartito dell’inconscio invita, prima di tutto, ad ascoltarlo. Non solo leggerlo, dunque, ma cantarlo in silenzio, tra sé e sé. Ascoltare lo spartito dell’inconscio fa tutt’uno con l’arte dell’esecuzione. Come tale, l’interprete è sempre ripartito su più assi e di continuo si trova chiamato a ripartire il proprio ascolto tra quel che si dice tacendo e quel che si tace dicendo. Scrivere è testimoniare di questa diplopia generativa che dà l’aria al soggetto.

La Summer School SKIA 2023 è intesa in tal senso come laboratorio residenziale delle arti e dei pensieri, dei corpi e delle scritture, delle parole e dei silenzi, affinché la partizione che decide della qualità del nostro essere-in-comune possa iniziare a far risuonare il suo “è scritto”.

Istituzioni coinvolte:

Università di Verona, Università della Calabria, Università di Milano-Bicocca, Kantoratelier, OT/Orbis Tertius, Aisthesis, Casa degli Artisti di Milano.

Università organizzatrice per l’edizione 2022: Università della Calabria

Organizzazione

5 giornate così suddivise:

Mattina 9-13: lezioni condotte da due relatori per mattinata

Pranzo

Pomeriggio 15-18: laboratori, interviste ad artisti, conferenze

Cena

Sera ore 21: concerti, performance

Si chiederà a tutti i relatori di rimanere con noi e con gli iscritti alla Scuola possibilmente per l’intera durata della Summer School. Come per le passate edizioni, la Summer School di quest’anno ha lo scopo di costituire una piccola comunità di studiosi, ricercatori, artisti, studenti, riuniti per cinque giorni in un luogo-cripta, appartato e pieno di risonanze, per riflettere insieme sulle partiture dell’inconscio.

Per informazioni: skiasummerschool@gmail.com